eVenti d'autunno

Tutti gli eventi saranno all'interno del Teatro Lolli in Via Caterina Sforza 3 ad Imola e sono ad offerta libera, l’ingresso è riservato ai soci T.I.L.T. 2016. Se non sei ancora socio fai domanda di iscrizione www.tiltonline.org/diventasocio 
Per informazioni cell. 340 5790974 ore serali oppure info@tiltonline.org  prenotazione consigliata

domenica 2 ottobre ore 21.00
PROVA APERTA PER NON DOMANDARMI DI ME MARTA MIA
di Katia Ippaso
con Sara Bertelà
Regia di Stefano Randisi ed Enzo Vetrano
Produzione Nidodiragno/Cooperativa CMC - Cooperativa Le Tre Corde
 
Non domandarmi di me Marta mia è un testo scritto dalla drammaturga e scrittrice Katia Ippaso in occasione degli ottant’anni dalla scomparsa di Luigi Pirandello. La narrazione conduce attraverso le alterne fortune e le tante pieghe di un indimenticabile sodalizio umano e artistico (scandito da un fitto carteggio), quello tra Marta Abba e Luigi Pirandello, che la drammaturgia della Ippaso ha saputo condensare in una chiave interessante: la scelta delle parole tra l’attrice e il maestro si colloca in un preciso momento - il 10 dicembre del 1936, data della morte di Luigi Pirandello - e in un preciso luogo, New York, dove Marta Abba stava recitando al Plymouth Theatre di Broadway. Quella sera fu lei a dover dare al pubblico l’annuncio dell’improvvisa scomparsa di Pirandello.
Con la regia di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, tra i maggiori conoscitori dell'opera pirandelliana e l'interpretazione appassionata di Sara Bertelà, ecco una prospettiva ancora non indagata di un sodalizio artistico tra i più fertili nella storia del teatro.
 

 
Sabato 5 novembre ore 21.00
IL COLORE DEL VENTO
Spettacolo musicale e teatrale con i brani e le idee di Fabrizio De André.
Con Valentina Dal Pozzo, Francesca Dal Pozzo, Francesco Ottaviano, Federico Caiazzo, Andrea Faccioli.
 
I veri rivoluzionari nascono dal niente, come sappiamo fin troppo bene per i fiori più belli, le cose grandi nascono comunque piccole.
 
Il colore del Vento è dunque un discorso sulla rivoluzione, o meglio, sui rivoluzionari, prendendo a esempio - e come trovarne uno migliore - il più grande fra tutti i rivoluzionari della Storia: Gesù di Nazareth. Un susseguirsi di sogni che impedisce quasi allo spettatore la distinzione fra ciò che è reale e tangibile e ciò che invece è frutto di instabili flussi di coscienza onirica, passando senza ostacoli dalla minuziosa descrizione di squallori e bassezze, o meno perbenisticamente piccolezze, proprie della vita di ciascuno e forse per questo così meticolosamente celate allo sguardo di tutti, alle ben più elevate, ma pur sempre umane, istanze della vita di chi “si faceva chiamare Gesù”. Una sorta di manuale del come nasce la rivoluzione, la gestazione dei rivoluzionari, dal concepimento alla morte.
 
Così è naturale che a seguire il capolavoro Crêuza de mä, schietto, concreto, a tratti ironico, sia un disco scritto quattordici anni prima, La buona novella, apparentemente aulico e anacronistico, ma invece perfetto esponente e prosecutore di quella poetica dell'effimero che Faber ha sempre fatto sua, nonché di un senso/bisogno di rivoluzione e novità che da sempre attraversa gli animi umani e che supera in maniera incontenibile quella territorialità tutta italiana - qui genovese - che trasuda dalle suggestioni contenute nel primo, sfociando poi nella più grande delle universalità possibili (basti pensare al linguaggio scelto: dialetto genovese in Crêuza de mä, italiano e latino per La buona novella).
 
Gli arrangiamenti sono il frutto di un lavoro maniacale sul dettaglio, senza compromessi, per ottenere da ogni brano il massimo della resa emotiva, sfruttando in maniera sempre nuova l'idea di utilizzare le voci di tutti i musicisti come strumenti aggiuntivi, ritmici e melodici, ottenendo quel particolarissimo effetto sogno che tanto bene incornicia il contenuto emozionale dello spettacolo.
 
Non si tratta di un concerto, ma uno spettacolo sorretto dall'inizio alla fine dalla forza drammaturgica che lega potentemente i brani di questi due concept album e dalla continuità sorprendente con cui i due dischi sembrano formare, in sequenza, un discorso chiaro e di senso compiuto. La musica infatti non si interrompe quasi mai, se non al momento di far risuonare un denso silenzio, e non di certo per separare un brano dal successivo.
 
Insomma, un discorso sulla rivoluzione, sugli uomini che la fanno e quelli che l'hanno fatta, magari senza nemmeno accorgersene.

Durata: 120 minuti.

 

 
Sabato 19 novembre ore 21.00
PRECIPITARE NEL TEATRO
Serata intorno alla scrittura teatrale di Marina Sangiorgi (1972-2016)
Regia Cristina Gallingani - Muriel Pavoni
Produzione Associazione culturale T.I.L.T. e Viaemiliaventicinque
 
“Scrivi come Elsa Morante” le disse Davide Rondoni incoraggiandola a pubblicare il suo primo romanzo.
Marina Sangiorgi comincia a scrivere da bambina ma pubblica i suoi primi racconti e saggi critici alla fine degli anni ’90. Lei così attenta alle piccole storie si avvicina al teatro negli ultimi anni della sua breve vita. Ne apprezza il suono della parola detta.
Nella serata si chiacchiererà dei laboratori organizzati dall’associazione culturale Acqua di terra / Terra di luna, degli scambi culturali Imola-Palermo ai quali partecipò e dei progetti promossi dall’associazione Viaemiliaventicinque che aveva contribuito a fondare.

T.I.L.T. e Viaemiliaventicinque sono lieti di anticipare che il prossimo 29 novembre si terrà un incontro presso la Biblioteca comunale di Imola nel quale si affronterà la produzione letteraria di Marina Sangiorgi.
 
Con Cristina Gallingani, Muriel Pavoni e Giorgio Zabbini anche Corrado Dal Pozzo, Angela Girgenti, Caterina Grandi, Reina Saracino, Luca Tanieli, Luigi Tranchini
 

 
Sabato 10 dicembre ore 21.00

AMORESSIA
[soliloquio teatrale per voci multiple interiori]

UNA STORIA VERA TRANNE NEI PUNTI IN CUI NON LO E'

di Federico Cervigni
con Donato Paternoster
regia Terry Paternoster


aiuto regia
Alessia Iacopetta
musiche Spettro Sonoro
luci Giuseppe Volonnino

"iniziava l'amore a mostrarmi come odiare tutto il resto e io a odiare odiai"

Amoressia è un neologismo nato dalla fusione di “anoressia” e “amore”. Così come l’anoressia è il rifiuto o l’incapacità di nutrirsi, l’Amoressia è l’incapacità di amarsi, di trovare un punto di equilibrio con il sé. 

Tematica portante è la crisi dell’identità, rappresentata attraverso un ambiente di scrittura in cui non esiste altro riferimento se non la prima persona singolare: IO. Da qui, la nascita del paradosso linguistico di un dialogo monologante, un continuo contenzioso tra IO e ME, che trascina il protagonista attraverso un drammatico e a tratti buffo malessere. 

Gramsci sosteneva che “La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere”. Non ancora. Questo avviene nell’intimità del protagonista che, orfano di un modello forte ma decadente – o decaduto – e alla ricerca di un nuovo “originale”, fa i conti con un sé aggressivo e sfuggente. 

L’invisibile barriera mentale del protagonista segna una distanza siderale tra sé e il pubblico in sala e prepara al fondamentale snodo drammaturgico in cui egli stesso si accorgerà per la prima volta delle persone, quelle in carne e ossa sedute in sala. Questo incontro con l’altro segnerà in qualche modo la sua esistenza e ne stravolgerà le prospettive.

Amoressia è la dialettica del dubbio, dell’irrisolto. La poetica di una terribile assenza di fronte a se stessi e dell’assenza di risposte tout court, in cui l’arte è portatrice di domande e mai di risposte. 

Amoressia è oggi. L’impossibilità o il rifiuto dell’amore. L’impossibilità della comunicazione. La crisi dell’identità. Amoressia è la negazione della propria immagine e la sopravvalutazione della stessa. Il narcisismo. La spettacolare e drammatica auto esposizione. La delusione.
Amoressia è il peccato originale e il meno originale tra i peccati: credersi esseri speciali. 

Federico Cervigni

“Se la gente vuole vedere solo le cose che può capire,
non dovrebbe andare a teatro; dovrebbe andare in bagno”
Bertolt Brecht


 
Lunedì 19 dicembre ore 21.00
EDUARDO
Associazione culturale T.I.L.T.
Prova aperta del laboratorio teatrale su Eduardo De Filippo condotto da Marco Manchisi
 
Eduardo - Adesso si sente l'opinione di tutti, si sceglie il meglio di quello che abbiamo raccontato e detto, ognuno si forma un concetto e poi si fa la scaletta. Andiamo avanti, sentiamo... (da Eduardo De Filippo, Lezioni di teatro, Einaudi)
 
Eduardo - Adesso si sente l'opinione di tutti, si sceglie il meglio di quello che abbiamo raccontato e
detto, ognuno si forma un concetto e poi si fa la scaletta. Andiamo avanti, sentiamo... (da Eduardo De
Filippo, Lezioni di teatro, Einaudi)
Da anni Marco Manchisi lavora intorno all'opera teatrale di Eduardo De Filippo.
Il laboratorio, incentrato sulla lettura di alcune scene tratte da varie commedie, ha inteso dare un'idea
su come Eduardo prepara un monologo, attraverso la forma del soliloquio pubblico. I partecipanti al
laboratorio sono stati invitati a scoprire, in modo semplice, attraverso piccole improvvisazioni, come
ognuno può ideare una situazione e da questa trovare le parole giuste per recitare il suo soliloquio
pubblico.
Si è poi provato ad allacciare i vari soliloqui e ad immaginare una forma di scrittura più complessa,
che apre la cellula del monologo e guarda verso l'ideazione di un testo più ampio e compiuto, alla
maniera di Eduardo.
 
Tutti gli eventi saranno all'interno del Teatro Lolli in Via Caterina Sforza 3 ad Imola e sono ad offerta libera, l’ingresso è riservato ai soci T.I.L.T. 2016. Se non sei ancora socio fai domanda di iscrizione www.tiltonline.org/diventasocio

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