InVisibili movimenti 2014

  InVisibili movimenti 2014 - ottava edizione 

direzione artistica e organizzativa: T.I.L.T.  
 

Presso il Teatro Lolli Via Caterina Sforza, 3 - 40026 IMOLA BO
INGRESSO A OFFERTA LIBERA RISERVATO AI SOCI ARCI
Posti limitati, prenotazione consigliata info@tiltonline.org tel. 340 5790974 (ore serali)

 

Venerdì 6, Sabato 8, Domenica 9 giugno, ore 21.00

T.I.L.T. Trasgressivo Imola Laboratorio Teatro

Gli Uccelli

di Aristofane

con Paolo Bertocchi, Emma Donattini, Primo Fabbioni, Vittorio Gasperini, Lorenza Ghini, Alessandra Marchi, Serena Oliviero, Massimo Poletti, Orfeo Raspanti, Marco Silvestri

tecnica Luca Tanieli e Luigi Tranchini

musiche originali e direzione canti Marco Caronna

regia di Tanino De Rosa

 

Venerdì 13 giugno, ore 21.00

T.I.L.T. Trasgressivo Imola Laboratorio Teatro

Corpi celesti

con Massimo Dalpozzo, Primo Fabbioni, Cristina Gallingani, Caterina Grandi, Antonio Landi, Luciana Mantellini, Agata Marchi, Luca Vancini

tecnica Fabrizio Montevecchi

aiuto regia Elena Gentilini

esito di un laboratorio diretto da Marco Manchisi

 

Venerdì 20 giugno, ore 21.00

Compagnia Volpi e Ranocchi / Casalfiumanese

La casa di Bernarda Alba

con Bianca Bellini, Floriana Bellini, Tiziana Borsetti, Martina Caiconti, Marta De Tullio, Antonella Giovannini, Angela Girgenti, Moira Orrù, Marisa Padovani

assistente di scena Giulia Fabbri

scenografie Andrea Salieri

regia di Reina Saracino
 

 

 

Venerdì 6, Sabato 8, Domenica 9 giugno, ore 21.00

Gli Uccelli

Al di là dei caratteristici temi aristofaneschi, Gli Uccelli è una commedia prevalentemente politica. Anzi, una commedia politica, idealista e pacifista di altissimo livello. Persino comunista, direbbe qualcuno: che altro sarebbe l'utopica e “liberata” città degli uccelli, meta di chi sogna una vita migliore, un mondo migliore?

In uno spazio astratto e in un tempo antico (2400 anni fa), viene ambientata una storia estremamente realistica e vicinissima al nostro tempo. Questo non accade per una casuale combinazione di elementi che lega storie lontane a situazioni attuali, ma dobbiamo questa coincidenza alla straordinaria capacità aristofanesca di cogliere archetipi perenni del comportamento umano.

Succede così che ci sembra di sentire storie di oggi a noi ben note, quando leggiamo nelle opere di Aristofane di politici corrotti e di cittadini corruttibili, di personaggi pubblici noti per comportamenti bizzarri, esecrabili o lodevoli, di meschinità o di arroganza corrente, di pretese maschili che si scontrano con efficaci ed intransigenti rivolte femminili che rimettono in equilibrio il rapporto tra i due sessi, di speranze ed illusioni di cambiamento nei costumi come nei rapporti sociali.

È questo che ci fa immaginare la città utopica degli uccelli come il “mondo nuovo” sognato da intere generazioni nell'ultimo secolo e la potente sferza ironica di Aristofane come un modo per mettere al bando e rendere ridicoli personaggi e comportamenti corrotti e dannosi per la collettività. Oggi, come nel 414 a.C. della lontanissima Grecia antica, sospesa tra pace e guerra, tra tirannide e democrazia.

Aristofane punta, con un linguaggio immediato, diretto, feroce, anche scurrile, ad un'identificazione completa dello spettatore con quanto viene descritto sulla scena, attraverso la derisione di personaggi e comportamenti esecrabili, e ne ottiene catarticamente da parte degli spettatori un senso di rivincita e di liberazione.

L'autore cerca la pancia del pubblico e il “basso-ventre”, con allusioni tutt'altro che indirette a tutte le funzioni primarie del corpo, nessuna esclusa. Da questa corporeità vitale e prepotente, nel linguaggio come nelle azioni, emerge uno stile epico, leggendario, insostituibile nella travolgente macchina aristofanesca.

Il nostro lavoro cerca di riprodurre in scena la rapidità di esecuzione, l'immediatezza e la forma acuminata della macchina comica. Rispettando lo stile della commedia di Aristofane che esprime anche nel canto e nel complicato movimento corale un delicato e poetico equilibrio, l'ingresso in un mondo talvolta rituale, evocativo, persino misterioso.

 

Il gruppo di dieci allievi conclude con questo spettacolo un percorso di formazione organizzato dall'Associazione culturale TILT, che già nella prima parte, da gennaio ad aprile, ha affrontato con il regista Tanino De Rosa testi complessi e forme teatrali basilari, lavorando su autori importanti ed impegnativi. Il percorso degli allievi sul canto e sulla struttura ritmica di questo spettacolo, è curato dal Maestro Marco Caronna, musicista, cantante e compositore.

 

Tanino De Rosa. È stato allievo dei registi e formatori russi Jurij Ljubimov (di cui aiuto-regista), Mikhail Butkievich, Serghei Issaiev, Nicolaj Karpov. Hanno contribuito inoltre alla sua formazione, in progetti lunghi ed intensivi, Marisa Fabbri, Giancarlo Cobelli (di cui assistente), Marco Sciaccaluga, Biancamaria Pirazzoli, Bogdan Jerkovich, Laura Curino, Giorgio Marini, Franco Di Francescantonio, Matsemela Manaka, Michiko Hirayama, Wendy Alnutt, Charmian Hoare, Alessandro Tognon. Come uditore, ha seguito cicli di lavoro con i registi Peter Stein, Anatolij Vassiliev, Vadim Mikheenko.

Ha frequentato negli anni ’70 il Laboratorio Fontemaggiore di Perugia, negli anni ’80 la Scuola di Teatro Colli di Bologna e in Toscana tre edizioni di “Prima del Teatro - Scuola Europea dell’Attore”.

Come attore, ha lavorato in teatro con ruoli di primo piano con diverse compagnie. Come regista, ha al suo attivo numerose produzioni di spettacoli ed eventi.

 

Come formatore, svolge attività pedagogica dal 1991 con continuità conducendo laboratori e cicli di lezioni, soprattutto in Emilia e Toscana, presso scuole di teatro, centri di sperimentazione e strutture teatrali di diverse città italiane. Ha curato vari seminari di formazione sulla comunicazione, sulla creatività, sulla leadership. Ha fondato a Bologna nel 2008 l’Associazione Suoni Barbarici.

 

Venerdì 13 giugno, ore 21.00

Corpi celesti

Partendo da alcuni brevissimi monologhi di Harold Pinter, si è ragionato su quale contesto collocare una scrittura così quotidiana eppure così ricca di sfumature. Dopo aver cercato di amplificare l’anima di quei personaggi, di cui Pinter ci mostra solo una piccola parte, li abbiamo messi in relazione a noi stessi, alla nostra visione del mondo, alle nostre ossessioni. Sono nati dei profili semplici e complessi allo stesso tempo, così come la scena che li ospita: una piazza qualsiasi, cioè un luogo dove si arriva, dove si sosta e da cui si riparte. I personaggi quindi si sono sviluppati, come indica Pinter, frammentari e sospesi, misteriosi e asciutti, diretti e ricchi di allusioni, immersi in una profonda solitudine, condivisa però con quella degli altri che, al cospetto delle proprie esternazioni, si mostrano incuriositi o distaccati, partecipi come bambini che s’accodano ad un nuovo gioco o toccati dalla condizione umana dell’uno o dell’altro, che sulla scena in sequenza vanno a manifestarsi. Una comunità che vive ascoltandosi, fatta da individui che però non entrano mai in una reale comunicazione.

Il linguaggio di Pinter ci è apparso come uno strumento ambiguo e minaccioso, a volte garbato ed inoffensivo, ma solo in apparenza, in realtà esso nasconde un'aggressività ed una violenza che solo a tratti si palesano. Al di là dell’ironia, della comicità, del paradosso, componenti non trascurabili e tipiche di Pinter, la sua drammaturgia si rivela di sconcertante attualità. Ma abbiamo voluto aggiungere ad essa qualcosa che ci permettesse di attraversare quel linguaggio per poterlo recitare oltre l’Inghilterra che ci suggerisce l’autore, pur lasciando nomi e luoghi così come lui indica, ma immaginando che siano i nostri, quelli che tutti i giorni ci capita di frequentare e di ascoltare. Gli attori stessi hanno così scritto parte del testo, ispirati dalle stesse vicende suggerite da Pinter.

La nostra narrazione parte da qualcuno che sembra essere capitato in quella piazza per caso, piovuto dal cielo come un meteorite o piuttosto come un angelo caduto nel corpo di un barbone, cercando di rintracciarne le coordinate mnemoniche, la sua storia, la sua vicenda privata, i suoi bisogni primari. Corpi celesti dunque, che ruotano intorno alle orbite di altri corpi celesti, in un concertato divino e terreno insieme. 

Dopo aver affrontato in modo onirico il tema dell’unità d'Italia con La luna nello stivale, e dopo aver attraversato più analiticamente alcune opere di August Strindberg con La pietra dello scandalo, ora con Corpi celesti, realizzato con la maggior parte delle stesse persone, abbiamo effettuato un approfondimento ed una riflessione profonda sul come mettersi in scena, cercando sottili affinità tra l’umanità dei personaggi e l’arte della recitazione, tra la cura dell’interpretazione e la consapevolezza di essere anche autori di ciò che su un palcoscenico si va a comunicare.

 

 

Marco Manchisi. Si è formato con le compagnie di Antonio Neiwiller e di Leo de Berardinis ed ha recitato, tra gli altri, con Alessandro Benvenuti, Toni Servillo, Enzo Moscato, Maria De Medeiros. È stato attore anche nelle compagnie di Mario Martone, Luca De Filippo e Francesco Rosi, Marco Baliani, Eric Lacascade. Attualmente collabora con le compagnie di Pierpaolo Sepe, di Teresa Ludovico e di Gene Gnocchi.

Nei suoi spettacoli rilegge alcuni classici come Shakespeare, Euripide, Pinter e approfondisce l’arte della maschera, in particolare quella di Pulcinella. Tra i suoi lavori, si ricordano Pulcinella e la dama bianca di Otello, Pulci- beat, Il Fantoccio, La corona sognata, Processo a Pulcinella, Letture eduardiane, Il Corpo di Totò, spettacoli di cui è regista e interprete.

Tra i film nei quali è stato attore: Napoli, Napoli, Napoli di Abel Ferrara, Il resto di niente di Antonietta De Lillo, Morte di un matematico napoletano e Rasoi di Mario Martone, Ossidiana di Silvana Maia, Viaggio Clandestino di Raul Ruiz.

 

Marco Manchisi da quattro anni conduce laboratori di approfondimento organizzati da T.I.L.T.

 

Venerdì 20 giugno, ore 21.00

La casa di Bernarda Alba

Genio del teatro spagnolo contemporaneo, Federico García Lorca è uno dei personaggi che hanno segnato profondamente la storia della letteratura spagnola e mondiale del XX secolo. Geniale, poliedrico, tormentato, insofferente a schemi e preconcetti, Lorca è figlio di una generazione culturale che ha dato al proprio paese di origine, agli inizi del ’900, anni di speranze. L’intento della sua intera produzione poetica e teatrale è quello di parlare al cuore della gente, di fotografare la realtà in sé stessa, caricandola di quell’immaginario poetico che contraddistingue l’autore.
Il teatro di Lorca è “poesía que se levanta del libro y se hace humana” ed è anche il riflesso dell’amore per la sua terra Natale: l’Andalusia.
Il massimo esempio è La casa di Bernarda Alba che rappresenta il culmine della sua produzione teatrale. L'opera che l'autore definisce “dramma di donne spagnole” andò in scena nel marzo 1945 ma Lorca non la vide mai rappresentata. Nell’agosto del 1936, a trentotto anni, insieme ad altre centinaia di granadini, Lorca venne barbaramente assassinato da filofascisti insorti contro la Repubblica. E dentro questo suo ultimo capolavoro c'è tutto. I tre atti di cui si compone il dramma hanno l’intenzione di un “documentario fotografico” intorno a cui ruotano l’amore, la morte, l’oppressione, la ribellione, la forza del destino, lo scorrere del tempo, la fede, le passioni. La trama narra la vicenda della dispotica Bernarda Alba, la quale, in seguito alla morte del marito, impone un lutto rigoroso alla madre Maria Josefa e alle sue cinque figlie Angustias, Maddalena, Amelia, Martirio e Adele, impedendo loro di uscire di casa e di intrattenere rapporti con l’altro sesso. Solo alla figlia maggiore, Angustias, avendo ereditato una parte consistente del patrimonio paterno, è concesso sposarsi con un giovane del paese, “Pepe il romano” interessato solo alla dote della donna. Alle altre quattro figlie invece spetta un grigio avvenire speso tra le anguste mura di casa. L’unica a cullare ancora i propri sogni è la più giovane e ribelle Adele che si innamora del promesso sposo della sorella, con cui ha una storia d’amore, portata alla luce dalla sorella Martirio anch'essa innamorata del giovane Pepe ma logorata dall'invidia.
Bernarda, nonostante sia messa in guardia sulla tempesta imminente dalla saggia domestica Ponzia, s’illude di riuscire a tenere a freno le proprie figliole salvando così l’onore della casa. Qualcosa, comunque, sfuggirà al suo controllo.

 

Reina Saracino. Nasce a Milano il 26 ottobre 1985. Inizia il suo percorso artistico nella Scuola del Teatro Stabile di Pavia “G. Fraschini”, con la guida di Angela Malfitano, Isadora Angelini, Ambra d'Amico, Marta Dalla Via. Segue il lavoro, tra gli altri, di  Marco Sgrosso, Elena Bucci, Yutaka Takei, Vanda Monaco Westersthal, Yoshito Ohno. Sviluppa lo studio sul Teatro Fisico, danza e arti circensi a Bologna per poi approfondire lo studio della Commedia dell’Arte presso l’ICAI - Istituto Commedia dell’Arte Internazionale di Padova. È laureata al DAMS di Bologna con una tesi di Critica Teatrale. Vince come migliore attrice il premio “Chi è di scena” di Pavia, con lo spettacolo Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo per la regia di Alessandra Genola.

Tra i suoi spettacoli si ricordano: La donna seduta di Copi, presentato presso il Dipartimento di Musica e Spettacolo della facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna e Troppo incinta_ piccoli frammenti di maternità, di cui è attrice, regista e co-autrice. Lo spettacolo è in tournée nazionale e finalista del concorso nazionale “Avanti Attori” promosso dall’ARCI-Teatro di Prato.

 

È attrice, regista, autrice e pedagoga teatrale.

 

Come diventare socio A.R.C.I. T.I.L.T.

Non hai la tessera Arci 2014 ? È possibile diventare soci ARCI T.I.L.T. presso il Teatro Lolli 

mercoledì 4 giugno ore 18 - 20

Quota associativa annua 10 euro che consente di partecipare a tutte le attività e agli spettacoli organizzati da T.I.L.T. nell’anno e ai circoli ARCI italiani. La quota associativa dà diritto a ricevere tessera A.R.C.I. T.I.L.T.
(non è possibile tesserarsi i pomeriggi stessi degli spettacoli)

 

Per velocizzare le operazioni è possibile scaricare e compilare in anticipo il modulo per chiedere di diventare socio T.I.L.T http://www.tiltonline.org/diventasocio