Marzo delle Donne 014

Presso il Teatro Lolli Via Caterina Sforza, 3 - 40026 IMOLA BO
INGRESSO A OFFERTA LIBERA RISERVATO AI SOCI ARCI
Posti limitati, prenotazione consigliata tel. 340 5790974 info@tiltonline.org

 

Sabato 8 marzo ore 17.45

T.I.L.T. Trasgressivo Imola Laboratorio Teatro

Speppla del nostro cuore

di Andrea Scala
con Sara Giacometti e Cristina Gallingani
voce registrata di Tonino Scala
tecnica  Luigi Tranchini
regia di Cristina Gallingani

 

Lo spettacolo ha come protagonista Laura Gamberini Scala (1924-2010), amata domestica del poeta e pubblicista, librettista e conferenziere imolese Luigi Orsini (1873-1954) che la chiama affettuosamente Speppla (la pispola è un uccellino). Orsini (1873-1954) scrisse, tra tante opere, anche “La ‘speppla’. Poemetto in 40 sonetti in dialetto imolese” che le regalò nel 1946 in occasione delle sue nozze: un quadernetto ricoperto da fiorellini stilizzati rossi e neri su cui sono manoscritti sonetti a lei dedicati. Il poemetto fu poi pubblicato nel 1951.

Laura lavorò come domestica per Orsini dal 1939 al 1944 (ossia quando era una ragazzina dai 16 ai 21 anni), fino al '41 nella grande città di Milano e successivamente a Villa Helia, a Imola.

La Speppla era la nonna di Andrea Scala, scrittore del gruppo imolese Viaemiliaventicinque. Questo progetto è nato quale evoluzione di un suo articolo contenuto nella “Piê” n. 5/2013 (pp. 150-154) e dalla collaborazione con Cristina Gallingani, che, come Sara Giacometti che interpreta la Speppla, fa parte dell’associazione culturale imolese TILT. Entrambe sono rimaste incantate dalla tenerezza con cui il poeta Orsini e l’autore del testo guardano la ragazzina piena di vita e con tanta voglia di cantare. La tenerezza è un sentimento sempre più raro oggi e ritenuto ingiustamente ridicolo. Essere teneri non è debolezza, ma rende l'essere umano più vero e più forte. 

 

Sabato 15 marzo ore 17.45

Produzione Teatro degli Incamminati, Milano / Diablogues - Compagnia Vetrano-Randisi

Totò e Vicé

di Franco Scaldati
regia e interpretazione di Enzo Vetrano e Stefano Randisi
costumi di Mela Dell’Erba
disegno luci di Maurizio Viani


Attori, autori e registi teatrali, Enzo Vetrano e Stefano Randisi hanno scelto, per esprimere la loro poetica, la complementarietà e la dialettica, attraverso un confronto che vive in una doppia identità, sovrapponibile e contraria. Da qui l’incontro con Totò e Vicé, poetici clochard nati dalla fantasia di Franco Scaldati, poeta, attore e drammaturgo palermitano scomparso lo scorso anno, nelle cui parole, gesti e pensieri si sono subito ritrovati. Due personaggi, legati da un’amicizia reciproca assoluta, che vivono di frammenti di sogni in bilico tra la natura e il cielo, in un tempo imprendibile tra passato e futuro, con la necessità di essere in due, per essere.

 

Randisi e Vetrano, che commozione. Il teatro, il vero teatro, il teatro che ti toglie il fiato con un nulla, il teatro che ti sfugge di mano e intanto però ti insegna il mistero dell'amore, il teatro che mette in scena due poveri cristi in una penombra di lumini e modeste luminarie e di fatto ti fa sentire l' insopportabile luce della felicità, questo teatro l'abbiamo conosciuto come un miraggio (ma era tutto vero) in una notte in cui sono spuntati fuori da una cancellata Enzo Vetrano e Stefano Randisi, valigia di cartone in pugno, a dire e ridire attorno a una panchina con disorientata bellezza le battute umanissime di Totò e Vicé, compendio per due soli attori-amici d' un testo di proiezioni fantasmatiche a più voci di Franco Scaldati, degli anni ' 90. Toccanti. Esilaranti. Un miracolo. 
Rodolfo Di Giammarco - “la Repubblica”, 5 agosto 2012

L'incanto di Vetrano e Randisi. Un piccolo lavoro con le ali che porta lontano. 
Rossella Battisti - “l’Unità”, 13 agosto 2012 

L’opera più suggestiva vista è stata “Totò e Vicè”, interpretata da due maestri di un grottesco che scava sotto le apparenze per provare a raggiungere qualche verità occulta. 
“Corriere della Sera” - Blog - Una città che parla

 Totò e Vicè

 

 

Sabato 22 marzo ore 17.45

Niente, più niente al mondo
Monologo per un delitto

di Massimo Carlotto
con Giuseppina Randi
regia di Carlo Massari

 

In scena un'attrice monologante seduta all'interno di una squallida cucina di uno squallido appartamento popolare della Torino dei nostri giorni, attende... non si sa chi e non si sa cosa.

Ammazza il tempo bevendo Vermut, rimembrando il boom economico, elencando i prezzi dei prodotti più in uso dalle moderne massaie e dialogando con il corpo inanime della figlia da lei stessa straziato nella camera accanto.

Gli spettatori, come curiosi seduti in un'aula di tribunale, partecipano quasi a spiare nell'intimità il soliloquio di un agnello sacrificale della nostra società nella quale loro stessi sono vittime carnefici.

 

Il racconto teso e vibrante di una "quotidiana" tragedia familiare. Sullo sfondo la Torino dei quartieri operai che operai non sono più. L'arrivo e la difficoltà di convivenza con gli extracomunitari. La mancanza di lavoro. La totale assenza di prospettive di vita di "qualità": la pensione, la difficoltà di sbarcare il lunario quando non si è più produttivi. L'essere consumatori, comprare per essere vivi. 

L'assenza di strumenti culturali per opporsi allo squallore dell'esistenza. 

La tv modello e unico sbocco e sfogo. Lo stato che non è più in grado di garantire diritti e servizi cosicché le contraddizioni esplodono all'interno della famiglia. 

La voce narrante è quella di una donna invecchiata prima del tempo, frustrata ed etilista, che traccia un bilancio della propria vita faticosa e monotona, scandita dagli appuntamenti quotidiani con idoli televisivi che propongono modelli esistenziali ingannevoli, inesistenti nella realtà, ma proprio per questo oggetto dei suoi sogni a occhi aperti. 

Il vero nodo nella sua vita è il difficile rapporto con la figlia ventenne che ha invece una consapevolezza dolorosa della realtà, ma appunto per questo è capace di cercare e trovare l'amore, l'amicizia, la serenità proprio in quell'orizzonte ristretto, in quel quartiere in cui è nata e cresciuta, tra i suoi abitanti vecchi e nuovi, come testimoniano le pagine del suo diario che la madre legge di nascosto.

Il conflitto tra le due donne, in cui il padre, ex operaio Fiat riconvertito a un nuovo lavoro, è solo una pallida comparsa, sfocia in un esito drammatico. 

La frase del titolo, che ritorna come un tormentone a sancire l'immodificabilità di un destino ormai segnato, è un verso di Il cielo in una stanza, la canzone di Gino Paoli che ha fatto da colonna sonora al matrimonio della protagonista, quando il futuro era pieno di promesse e l'amore sembrava ancora possibile…

Link al trailer dello spettacolo: https://www.youtube.com/watch?v=9-ctJ0ZNhhw

 Niente più niente al mondo - Giuseppina Randi

 

Sabato 29 marzo ore 17.45

HYBRIS#2

di Reina Saracino
con i partecipanti al laboratorio VEDO SENTO PARLO – TEATRI DI VIOLENZA. 

Un percorso di indagine sul tema della violenza di genere attraverso il mezzo teatrale.

Lo spettacolo è l'esito del laboratorio teatrale VEDO SENTO PARLO - TEATRI DI VIOLENZA, Giunto ormai al suo secondo anno di vita, ha indagato attraverso il potente mezzo teatrale il tema della violenza. 

Una sala d'attesa di una stazione. All'interno di questo  spazio ristretto i personaggi si incontrano, si conoscono, si ri - conoscono e attendono.

Dove sono diretti? Perché sono li? Non possono uscire. Non vogliono, non riescono.

E attendono. E durante questa attesa divengono intimi , tutti legati da uno stesso filo invisibile.

Si raccontano. Storie diverse , tutte un po' uguali .

Il colonnello Princesa, Tiffany la donna silicone, Ermete il bugiardo,  Medea , la purezza di Blanca  , A. , Evi ...

Insieme romperanno il silenzio e con durezza , ironia e un po' di poesia troveranno il coraggio di uscire. Di amarsi e amare.  

 

Come diventare socio A.R.C.I. T.I.L.T.

Non hai la tessera Arci 2014 ? È possibile diventare soci ARCI T.I.L.T. presso il Teatro Lolli 

mercoledì 26 marzo ore 18 - 20.30 

Quota associativa annua 10 euro che consente di partecipare a tutte le attività e agli spettacoli organizzati da T.I.L.T. nell’anno e ai circoli ARCI italiani. La quota associativa dà diritto a ricevere tessera A.R.C.I. T.I.L.T.
(non è possibile tesserarsi i pomeriggi stessi degli spettacoli)

Per velocizzare le operazioni è possibile scaricare e compilare in anticipo il modulo per chiedere di diventare socio T.I.L.T http://www.tiltonline.org/diventasocio