Spettacolo "TIGEL TANGO"

TIGEL TANGO

 

con Paula Cianfagna, Annalisa Ferlini, Elena Gentilini, Alessia Marinò, Serena Oliviero, Andrea Rinaldi, Veronica Schiavone, Luca Tanieli

Assistenza: Massimiliano Buldrini

Supervisione: Marta Dalla Via

Lo spettacolo:
Otto goffi personaggi calcano il palco del varietà animando l’appuntamento fisso dello spettacolo serale, si fingono artisti di professione ma incarnano l’antidivo per eccellenza, la massa di uomini comuni, afflitti da demenza analitica, che agiscono sui margini della storia, ognuno con i suoi vizi e le sue debolezze. 

Tigel Tango nasce dall’esperienza di un laboratorio tenuto da Marta Dalla Via e da Massimiliano Buldrini all’interno di un percorso di studio sul comico il cui esito è andato in scena nella nostra rassegna di maggio InVisibili.

Tigel Tango è uno spettacolo di varietà ispirato alla comicità di Karl Valentin, Buster Keaton, Charlie Chaplin e Totò. Tutto è inadeguato, gli oggetti e i personaggi; l’eroe valentiniano obbedisce ad una logica sfasata, inutile, assurda, infantile, ma è proprio questo il motore della risata. Lo spettatore si trova davanti ad una comicità rara che traduce in formula comica la nostra stupidità, e pensa al rovescio, come diceva Kurt Tucholsky. 

Ci troviamo davanti a monologhi e dialoghi surreali. Quello che va in scena si muove in un delicato gioco di equilibri tra la Follia pura e il Teatro dell'assurdo di quel comico falsamente demenziale che tra le due guerre accomuna comici e scrittori italiani come Petrolini, Folgore, Campanile, ma anche Pierre Dac e Hans Arp.

Siamo trasportati in una città di provincia come può essere quella di Imola, e come ogni piccola città è brulicante di piccoli artefici e cicalanti personaggi, una Babilonia in cui gli uomini si accapigliano senza mai capirsi. All’interno di questa piccola Babilonia ci accompagnano quattro improbabili suonatori: sono quattro clown dai dialoghi e monologhi sarcastici e caustici disseminati di allegri giochi di parole dove prevale la tendenza al surreale, anche affrontando la realtà e la povertà quotidiana. A fare da spalla ai diversi clown c’è un rigido direttore d’orchestra capace di trasformarsi a seconda delle esigenze, senza di esso il pagliaccio non avrebbe motivo di esistere. È proprio lui che con la sua rigidità cerca di tenere le fila dello spettacolo anche durante i momenti più comici. Ma come ogni spettacolo di varietà che si rispetti sul palco compaiono diversi artisti, che cercano di esibirsi tra un frammento e un altro in buffe arti circensi. Poco importa se un acrobata ciclista è di indubbio coraggio, o se una cantante è in preda a gelosie amorose, o se una prima ballerina del varietà è dal passato torbido, o se un mago trasformista è conosciuto per la sua fama d’imbroglione dalla mano veloce, o se un finto musicista è un digiunatore di fama mondiale. L’importante è che lo spettacolo continui, “the show must go on...”.
Il lavoro sul testo e sullo spettacolo è andato proprio in direzione di rendere a noi e al pubblico la bellezza di un clown poetico e trasandato facendone trasparire l’intensa umanità.

 
 
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