Anna Cappelli

Lo spettacolo è stato rinviato a causa delle recenti ordinanze sul corona virus. Sarà recuperato in altra data

“ANNA CAPPELLI”

di Annibale Ruccello

Ideato, diretto e interpretato da Carlo Massari
Collaborazione alla scrittura fisica: Chiara Taviani
Coordinamento tecnico Francesco Massari

Anna, semplice segretaria dell’ufficio catasto di Latina, nubile, una donna come tante, forse… Il desiderio più grande è possedere: una stanza tutta sua, una casa tutta sua, un amore tutto suo. Se le chiedessero di scegliere tra essere e avere, non avrebbe dubbi. È il possesso a rendere riconoscibile una persona, polverizzando frustrazioni e  amarezze. Le ossessioni però comportano un prezzo alto che chiede di essere pagato fino in fondo.

L’oppressione di un’esistenza piccolo-borghese, il rancore che si annida nel quotidiano quando non si può essere davvero se stessi, lo status sociale che conta più dell’essenza sono tensioni che animano questa donna in cui le parole nascondono sempre altro: l’ansia bruciante di identificarsi con ciò che ha, fino all’autodistruzione. Diventa allora naturale che sia un attore a interpretarla. La malattia chiamata avidità avvelena la natura umana in tutti i suoi aspetti e chiunque può cadere nella trappola di essere posseduto, nella più completa alienazione, da quelle che sono solo cose e prendono il posto dell’anima.

Il celebre monologo di Annibale Ruccello, già portato in scena da famose attrici del calibro di Anna Marchesini e Maria Paiato, acquista forza col passare degli anni; io ho deciso, supportato nella scrittura fisica da Chiara Taviani, di affrontare la sfida di interpretare per la prima volta en travesti questo poliedrico personaggio, aggiungendo al carattere e alle parole del drammaturgo, una profonda ricerca del movimento, per creare una figura che  accolga in sé molti lati oscuri.

Anna Cappelli è comica e grottesca allo stesso tempo; una donna apparentemente “come tante” che in sette quadri scivola inesorabilmente verso il baratro della follia, cadendo rovinosamente al suolo e portandosi dietro lo spettatore.

Uno spettacolo volutamente intimo, una pedana a scacchi a pianta centrale, fatto di profonda relazione con il pubblico, che entra letteralmente in casa, spia, è complice,  giudica e ci si ritrova, se ne vergogna…

 

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